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I grandi protagonisti dei Mondiali - Madrid '86: Drazen Petrovic

Fu uno degli ultimi eroi della Jugoslavia unita e il primo della neonata Repubblica di Croazia. Eroe sportivo, si intende, ma pur sempre eroe; altrimenti ogni anno il 7 giugno, data della sua tragica e prematura scomparsa, non sarebbe giornata di lutto nazionale nella sua nazione. Il ricordo di Drazen Petrovic, e delle sue inimitabili prodezze su un campo di basket, resta ancora vivo a distanza di più di un quarto di secolo. E se un campione come Goran Dragic, artefice dell’oro all’ultimo Europeo del 2017 con la Slovenia, piange di commozione nel ricevere in premio una maglia appartenuta a Petrovic (l’uno bambino di sei anni quando l’altro veniva strappato alla vita in un incidente stradale), vuol dire proprio che la stima del personaggio ha valicato i confini, sia geografici che di tempo.

La vita da cestista di Drazen Petrovic è stato un susseguirsi di sfide; vinta una, ne inseguiva subito un’altra in cui l’asticella era posizionata più in alto. La prima la condusse – con tenera innocenza – contro il fratello maggiore Aleksandar (detto Aza), che nella città natale, la dalmata Sebenico, tutti già consideravano un futuro protagonista del basket jugoslavo. Lo seguiva, lo imitava, ben presto si fece prendere dalla smania di superarlo, quanto a bravura e a onori. E ci riuscì: tutti e due al Cibona Zagabria, tutti e due in Nazionale, ma Drazen risultava sempre “il Petrovic più forte”.

Il suo ruolo preferito era quello di guardia, diciamo pure di “guardia tiratrice”, nel senso che, appena poteva, tirava a canestro (piazzato, uno contro uno, in contropiede), e il più delle volte la palla andava dentro. Oppure si adattava a fare anche il play-maker; ma cambiava poco: appena poteva, azione individuale e tiro a canestro. Il talento sì, c’era, ma sarebbe forse rimasto inespresso senza quelle interminabili ore (per lo più di buon mattino) trascorse in un campo a tirare a canestro da qualsiasi posizione, con la sola compagnia di qualche sedia a simulare l’avversario.

Dalla squadra di Sebenico al Cibona di Zagabria, poi al Real Madrid (e fin qui due Coppe dei Campioni e due Coppe delle Coppe, viaggiando intorno ai 40 punti di media partita); non appagato, l’esperienza in NBA, e se a Portland aveva convinto ma non entusiasmato, ecco un’altra sfida, con i New Jersey Nets: qui 23 punti di media, tanti canestri da tre, l’onore di diventare il primo europeo a essere inserito nel terzo quintetto NBA. 

Inseguiva avventure nel mondo, ma alla Nazionale non rinunciava mai. Con la maglia della Jugoslavia unita, negli anni ottanta, quattro Europei (con un bronzo e un oro), due Olimpiadi (bronzo e argento), due Mondiali: a Madrid ’86 arrivò il bronzo ma anche il titolo di MVP, a Buenos Aires ’90 la medaglia d’oro, e in entrambe le occasioni (manco a dirlo) fu il miglior realizzatore della sua squadra. Forse lo gratificò di più l’unica presenza con la Nazionale croata, che alle Olimpiadi di Barcellona ’92 conquistò l’argento andando in finale col Dream Team statunitense: lui, Drazen Petrovic, si prese la soddisfazione di risultare top scorer dell’incontro, davanti a sua maestà Michael Jordan.

Così attaccato alla maglia della Nazionale (da quella jugoslava a quella croata) che il destino volle che fosse l’ultima a essere da lui indossata; al ritorno da una partita di qualificazione europea in Polonia, la macchina guidata dalla sua fidanzata trovò un camion a sbarragli la strada nei pressi di Denkendorf, in Germania: lei si salvò, lui morì sul colpo. Era il 7 giugno del 1993. Drazen doveva ancora compiere 29 anni! 

Nunzio Spina

Foto 1: Drazen, qui con la maglia della Croazia, tiene a bada Michael Jordan nella finale olimpica di Barcellona ’92, riuscendo a strappargli il titolo di top scorer dell’incontro. Nel 2002 è entrato nella Naismith Hall of Fame (dal sito “nbapassion.com”).

Foto 2: Drazen Petrovic ha esordito nella Nazionale della Jugoslavia ai Mondiali di Madrid ’86, ottenendo subito il premio di MVP (dal sito “total-croatia-new.com”).