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Il potere occulto dei social - di Raffaele Baldini

Interessante punto di vista esternato da coach Matteo Boniciolli e coach Zare Markovski sul “potere” occulto o meno dei social sulle decisioni societarie, nello specifico sull’esonero o meno degli allenatori. Innanzitutto rimarco con profonda gratitudine la spregiudicatezza dei due allenatori di dire cose non scontate, non preconfezionate da annacquati dogmi comunicativi contemporanei. 

Il valore dei social è un dato di fatto incontrovertibile, come giustamente sentenzia Markovski, “Se un’influencer da 60 milioni di follower è entrata nel CDA di una grossa casa di moda è perchè oggi i social vengono tenuti in grande considerazione.” Il problema è come fare la tara ad una zona franca sempre più vasta, apparentemente circoscritta da presunte censure o garanzie giuridiche, prova ne sia la testimonianza di Boniciolli: “Quando post malattia dovetti dare le dimissioni dalla Fortitudo, un utente di Facebook scrissi che sperava io morissi. Trovai il numero e lo chiamai, ringraziandolo e avvisandolo che mi ero rivolto alla polizia postale. Mi disse che se mi avesse insultato sarebbe stato perseguibile, avendomi augurato la morte no.”

Di fronte al maledetto democratico approvvigionamento di esseri umani fatti a pezzi per grufolanti animali da tastiera, non c’è difesa credibile. O meglio, una piccola parte di colpa ce l’hanno anche gli addetti ai lavori (non certo i due sopra citati ndr.), cioè a chi preferisce il trincerarsi dietro comunicati stampa farlocchi o silenzi perduranti rispetto alla spiegazione di un proprio credo professionale. Spesso l’utente medio sportivo, alza l’asticella della provocazione per farsi sentire, usa la violenza verbale per suscitare una reazione, sbagliando. Alle volte, in maniera molto più educata, tanti appassionati veri chiedono di capire, di soddisfare la propria sete di conoscenza.

E poi c’è un’altra considerazione che “scagiona” i social, in parte, quella dell’insostenibile leggerezza professionale dei reggenti societari. Se un dirigente affoga la propria convinzione in un pomeriggio bersaglio della virulenza social, allora non è in grado di assurgere a ruoli di potere; ogni posizione di rilievo presuppone l’avere pochi amici e molti nemici, sicuramente non accetta “ricatti” da ipo-dotati. L’impressione invece che i dirigenti contemporanei siano delle primedonne a cui piace specchiarsi nel lago (finto) delle vanità populiste. Vi immaginate Porelli, Rubini, Bogoncelli condizionati inesorabilmente dalle critiche dei propri tifosi?

Il vero obiettivo per il futuro è quello di creare una coscienza sui social, elevare/educare il vasto popolo di adepti, riuniti sotto un denominatore passionale comune, non certo con forme di ghettizzazione o eliminazione, bensì con naturali forme di filtro intellettuale. Se si alza il livello delle argomentazioni, la selezione naturale espellerà i pensieri ottusi, gli “haters” di professione o egocentrismi da frustrati, che diverranno da soli caricature di se stessi. E vi assicuro, ne ho avuto prova, che questo certosino lavoro può portare ad un propositivo ampio salotto di confronto, un luogo virtuale dove si possono creare presupposti per la crescita di ogni singolo individuo.

E scavando in fondo al barile, senza per forza vivere di ingenuità, un percentuale bassissima di maleducati da tastiera è il contro altare di una capiente casa dalla porta sempre aperta chiamata democrazia.

Raffaele Baldini