Home • News
Matteo Visintin pronto al salto decisivo? Di Raffaele Baldini

Matteo Visintin da Trieste, classe 2004, è un altro talento di quel fertile serbatoio dell’Azzurra Trieste. Soprattutto gioca in un ruolo, quello del play-guardia, che ha visto suoi illustri predecessori uscire dal territorio giuliano, da Attruia a Pozzecco, da Pecile a Ruzzier. E poi c’è un altro trampolino che è comun denominatore per giovani emergenti, la Stella Azzurra Roma del factotum Germano D’Arcangeli; stare lontano da casa per raggiungere l’obiettivo di diventare un cestista professionista fa capire da subito le intenzioni del ragazzo.

Cresciuto nel mito del “Chacho” Rodriguez, proiettato al sogno Eurolega, Visintin è sicuramente un playmaker moderno, nel senso più realizzatore che costruttore di gioco. Non è tiratore naturale, nel tempo sta costruendo una credibilità che deve essere ancora affinata; nell’ultima stagione in A2 con la Stella Azzurra Roma sta viaggiando con il 24% da tre punti e il 52% ai tiri liberi. Si evince da questi dati la peculiarità migliore del triestino, quella cioè di attaccare il canestro dal palleggio, possibilmente sui 28 metri; aspetto ulteriore da limare sono i cambi di velocità e direzione, eseguiti con eccellente tecnica ma necessari di quel “quid” di rapidità in più, sempre se parliamo di altissimi livelli.

Ha una caratteristica innata di grande impatto: tira con o senza l’uomo addosso con la stessa scioltezza, dimostrando una personalità notevole. Essendo fisicamente strutturato non ha grosse difficoltà a reggere i contatti, anche attaccando il ferro isolato centralmente nell’uno contro uno. Dovessimo fare un paragone, Matteo Visintin è un Michele Ruzzier meno regista puro e meno veloce ma con più attitudine offensiva. Acquisire visione di gioco sarà decisivo per un palcoscenico di livello, in quanto l’altezza lo relega per forza di cose in cabina di regia.

Importante per il suo futuro sarà calibrare un ego già rimarchevole con l’umiltà di lavorare forte in palestra. Il futuro è… oggi, quegli ultimi gradini della scala gerarchica nella pallacanestro europea sono molto alti e molto difficoltosi da superare, soprattutto perché in ambito nazionale le possibilità agli italiani di emergere nella massima serie sono poche e da cercare con il lanternino (diciamo a seconda delle necessità societarie, non dei programmi). Per questo anche le scelte saranno fondamentali, troppi talenti si sono persi in ambiziosi porti su cui si è attraccati troppo presto.

Raffaele Baldini

Vuoi accedere a Instat per consultare video e statistiche? Contattaci da questo link.