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Ricordando Vittorio Tracuzzi

Vittorio Tracuzzi era a nato a San Filippo del Mela (ME) il 2 gennaio 1923,  aveva iniziato a giocare alla palla al cesto nella squadra locale, giocò poi a Messina nella squadra locale della G.I.L. e fu notato dall’allenatore triestino Silvio Longhi, una specie di “talent scout” in giro per l’Italia alla ricerca di talenti cestistici che lo segnalò subito in Federazione.

Nel 1936 giocò nel G.U.F. Messina, nel 1939 a 16 anni fu convocato a Roma a un raduno della nazionale giovanile, diventò subito titolare e in azzurro partecipò a una tournèe in Cecoslovacchia nel 1941. Giocò poi nel G.U.F. Messina, nel 1945 andò a giocare alla Peloro e a Palermo (con allenatore l’americano Christy) e poi nel 1946 si trasferì a Roma e …….. giocò in serie A nella PTT Roma, poi alla Ginnastica Roma e da qui il lancio definitivo nella scena nazionale della pallacanestro.

Il “Trac” era un giocatore fantasioso, veloce, potente, estroso, in possesso di ottimi fondamentali cestistici (da ricordare la sua entrata funambolica “a elica” con avvitamento su se stesso), si buttava nella mischia, non aveva paura di nessuno.

Nel 1947 aveva esordito in azzurro ai campionati europei a Praga, ma solo con Van Zandt Vittorio Tracuzzi diventò una colonna della Nazionale italiana. Nel 1948 si trasferì all’Ignis Varese in serie A (vi rimase per 6 anni): giocatore, allenatore, analizzava i fondamentali, inventava schemi, un genialoide (2° posto nel campionato 1948-1949).

Da giocatore partecipò ai Giochi Olimpici di Londra (1948), al Trofeo Mairano (1949), al Torneo Internazionale di Nizza (1950), al campionato europeo in Francia (1951) e rimase in Nazionale fino al 1952 (48 presenze in totale).

A 29 anni fu nominato allenatore della Nazionale dal neo presidente federale della F.I.P. Decio Scuri: il più giovane allenatore di tutti i tempi!. Da allenatore diresse l'Italia al Torneo preolimpico e all'Olimpiade di Helsinki (1952), al 3° Trofeo Internazionale di Istanbul, al campionato eeuropeo in Russia (1953) e al 4°  Trofeo Internazionale di Istanbul.

Nel 1953-54 vinse anche uno scudetto con la squadra femminile della Bernocchi di Legnano, nel 1954-55 alla Virtus Minganti Bologna vinse subito lo scudetto e fece il bis la stagione successiva, poi nei quattro campionati successivi arrivò secondo.

Nel biennio 1960-62 Tracuzzi fu ingaggiato dalla Levissima Cantù, con cui concluse i due campionati in serie A al quarto posto,  nel 1962 ritornò a Varese e conquistò lo scudetto nel 1963-64, cinque secondi posti e la Coppa delle Coppe nel 1966-67. Nel 1968 allenò a Milano alla Pallacanestro All’Onestà (seconda squadra di Milano) per un biennio d'alta classifica.

Ecco come conobbi Vittorio Tracuzzi la prima volta!

Vittorio Tracuzzi, oltre che allenare, insegnava da tempo “ginnastica” a scuola e in quegli anni (1966-67-68) uscì una Legge che dava la possibilità a chi insegnava Educazione Fisica a scuola “senza titolo” (cioè senza aver frequentato l’I.S.E.F.) di diplomarsi in Educazione Fisica frequentando l’I.S.E.F. durante il periodo estivo.

Nel 1968 avevo appena terminato l’I.S.E.F. in Università Cattolica a Milano e fu lì che un giorno il prof. Dante Tarca mi diede l’incarico di esaminare i partecipanti ai Corsi Estivi.

All’appello, prima dell’esame di “Storia dell’Educazione Fisica e dello Sport”, il nominativo di un partecipante che dovevo esaminare mi fece sobbalzare sulla sedia: Vittorio Tracuzzi, il famoso allenatore di basket, l’inventore della rimessa “rugby”, non mi sembrava vero!

Era il periodo che andavo spesso a vedere le partite di basket a Milano, a Varese, a Cantù, durante il periodo universitario, anche perché avevo compagni di corso importanti (“Nane” Vianello, Valentini, Carlos D’Aquila) e il mio prof. di basket all’I.S.E.F. era il “mitico” Luisito Trevisan.

Io avevo 22 anni e dovevo esaminare Tracuzzi! L’esame fu piuttosto veloce, lui era molto preparato, una persona molto educata, affabile e con una certa personalità e poi lo persi di vista.

Tracuzzi si diplomò in Educazione Fisica in Università Cattolica a Milano, poi si trasferì alla Virtus Bologna “targata Norda”, lasciando definitivamente la serie A nel 1972.

Dal 1972 al 1976 andò ad allenare a Casale Monferrato, piccola squadra di serie C, con un bel vivaio da coltivare: aveva trovato una sua nuova dimensione, schivo come sempre, non più in lotta con se stesso e con gli altri, lontano dalle luci della ribalta ed era uscito il lato buono del suo carattere, infatti l’uomo burbero e apparentemente scontroso era diventato generoso, con una vasta cultura. Malaspina, un suo giocatore di Casale, soprannominato il “marchese”, che ebbi il piacere e l’onore di allenare in serie D alla Banca Popolare di Crema, mi disse, parlando di Tracuzzi: “In quegli anni registrammo in lui una trasformazione incredibile, lo apprezzammo non solo per le sue conoscenze cestistiche, ma anche e soprattutto per la sua socievolezza”.

Da zingaro come era, il Trac decise di ritornare in Sicilia, fissò la sua residenza a Messina e allenò la Cestistica Messina, poi la Viola Reggio Calabria e la Virtus Ragusa: tutti campionati di serie B, ma “il professore” ovunque andava lasciava il segno, un segno indelebile, la sua impronta cestistica.

Tracuzzi fu “riconvocato in azzurro” dal presidente della F.I.P. di allora, il siciliano Enrico Vinci, dall’avversario-amico Cesare Rubini e da Alessandro Gamba.

Iniziò l’avventura in azzurro con le nazionali giovanili maschili e …….. mio secondo incontro con Vittorio Tracuzzi a Cremona.

La Federazione Italiana Pallacanestro aveva organizzato su tutto il territorio nazionale dei raduni provinciali e regionali per giovani cestisti e nel raduno di  Cremona con Istruttore Tracuzzi, io portai alla selezione 5 giocatori delle squadre giovanili dell’U.S. Corona e……. Vittorio si ricordò e mi chiamò apostrofandomi: “Professore che bello rivederla!”.

Non chiamò nessuno dei miei giocatori, ma mi convocò come Assistente al raduno regionale di Alta Specializzazione a Ponte Tresa; la lettera di convocazione mi fu spedita da Claudio Silvestri che poi diventò accompagnatore della nazionale maschile di basket.

Grande onore per me (mi ricordo tra gli altri Assistenti Casamassima, il responsabile del settore giovanile di Cantù e tra i giovani talenti un certo Morandotti), fu una settimana incredibile, imparai moltissimo dal Trac, non solo cestisticamente!

Nel 1981 fui chiamato da Cesare Rubini al Settore Squadre Nazionali della F.I.P. e nel 1983, in occasione della trasferta americana con la Nazionale maschile, dopo la vittoria ai campionati europei di Nantes, terzo incontro con Vittorio Tracuzzi.

Oltre a Rubini, lo Staff azzurro era composto da Alessandro Gamba, Santi Puglisi, Vittorio Tracuzzi, Mario Blasone, Maurizio Mondoni e Franco Novarina: altra esperienza incredibile, avvincente, superlativa per la mia carriera.

Dalle nazionali giovanili Tracuzzu passò al settore femminile e fu nominato allenatore della Nazionale A dal 1981 al 1985, con dignitose partecipazioni ai campionati europei, tra cui un 5° posto a Budapest.

Il quarto incontro fu a Montecatini in occasione del Clinic mondiale per allenatori organizzato da Cesare Rubini e lì Tracuzzi presentò la famosa “rimessa rugby”: fui folgorato!

Un “tisana”, borsello sulla spalla, sigaretta in mano, riservato, a volte cupo e altre volte allegro (mezzo sorriso però!), mi voleva bene e mi stimava molto.

Il quinto incontro con il Trac fu a Roma, eravamo all’Hotel Fleming, io per un Corso Istruttori Minibasket e lui per un allenamento con alcune giocatrici di interesse nazionale che doveva visionare. Mi disse “Vieni con me a Ostia alle Stelle Marine a vedere alcune giocatrici, tra cui una che si chiama Cecchi?”.

OK dissi e in macchina dall’Hotel Fleming a Ostia mi raccontò un fiume di aneddoti, di programmi futuri, ma il 21 ottobre 1986 salì in cielo per allenare la squadra degli angeli.

Ciao Trac, ti devo molto, anzi moltissimo.

Maurizio Mondoni

BasketCoach ha pubblicato un libro sugli esercizi e la vita di Vittorio Tracuzzi, con autore coach Gaetano Gebbia. Trovi a questo link il libro.