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Nella pallacanestro come prendiamo le decisioni?

La pallacanestro e le decisioni

La pallacanestro è uno sport di situazione per eccellenza e richiede al giocatore di anticipare lo sviluppo degli eventi e prendere delle decisioni in tempi brevi. A questo scopo l’Istruttore e l’Allenatore devono educare e sviluppare nei loro giocatori la capacità di anticipazione:

- prevedere cosa accadrà in una particolare zona del campo (anticipazione spaziale);

- e quando accadrà (anticipazione temporale).

E quando, durante il gioco, il giocatore prende una decisione (che deve essere molto rapida sia in attacco che in difesa), interviene una “rete neurale” nella quale ogni neurone trasforma gli echi di mille altri neuroni e propaga la sua attività a grande velocità. La dinamica di questa rete è l’ultima responsabile delle nostre decisioni e le neuroscienze ci possono aiutare a capirne i meccanismi.

Le sensazioni, i movimenti e il pensiero dipendono dalla composizione della “rete” in cui i neuroni sono situati. 

Il cervello ama l'attività mentale: come i nostri muscoli diventano più forti quando li sottoponiamo all'attività fisica, così i neuroni (le sinapsi) diventano più numerosi e meglio organizzati quando li utilizziamo. 

Le modalità di allenamento assumono un ruolo determinante nella proposta stessa; l'attivazione del sistema muscolare non è sufficiente se non è determinata dal Sistema Nervoso Centrale, che comanda il movimento, stabilendo il come, il quando, il dove e il perché, infatti, il nostro corpo non riconosce i muscoli, ma i movimenti. 

Le decisioni più semplici coinvolgono un gran numero di aree cerebrali che lavorano assieme e quando prendiamo una decisione difficile, utilizziamo altre aree di controllo e attentive che implicano uno sforzo mentale (comprendere ed agire).

È possibile poi che la decisione che il giocatore prende sia sbagliatae allora si deve domandare: 

- era meglio continuare a palleggiare o era meglio passare la palla? 

- era meglio passare o tirare? 

- era meglio difendere sul portatore di palla o d’anticipo sul ricevente? 

- era meglio difendere in guardia chiusa o in guardia aperta?

Si può allenare il processo decisionale? Certamente, proponendo esercizi “ad hoc”!

Ricordiamoci però che ogni giocatore ha un tempo di reazione a disposizione e i tempi (“reaction time”) non sono uguali per tutti.

La velocità di reazione è un vantaggio per i giocatori e, sebbene sia una caratteristica in qualche misura innata, può essere migliorata con un allenamento adeguato.

Il tempo di reazione ad uno stimolo visivo, come ad esempio una palla in movimento, risulta più veloce nei soggetti allenati (0.15-0.20 secondi) rispetto a quelli non allenati 0.25-0.35).

La riduzione del tempo di reazione dipende in larga misura dalla comprensione degli esercizi da parte dei giocatori e dalla loro motivazione e concentrazione nell’eseguire i compiti specifici. Se il giocatore si concentra sull’esercizio da eseguire piuttosto che sul tempo di reazione, il risultato sarà una reazione più veloce. La velocità di reazione aumenta se il giocatore riesce a contrarre i muscoli interessati prima dello stimolo.

Il cervello ha un proprio decalogo per decidere cosa fare, che consiste in una serie di regole di selezione e soppressione neurale che, in larga misura sono sconosciute.

Tuttavia, le neuroscienze ci aiutano a scoprire sempre di più quello che accade nel nostro cervello quando si prende una decisione, in special modo negli sport di situazione.

L’Istruttore e l’Allenatore devono considerare molto questi aspetti e devono cercare di allenare i propri giocatori a prendere decisioni corrette durante il gioco (in allenamento e in partita).

Come si comportano i neuroni durante le fasi di un processo decisionale (accumulazione, valutazione e decisione)? 

Quali sono le regioni del cervello coinvolte?

Ad esempio, quando, durante il gioco, il giocatore sceglie tra due opzioni, “è meglio continuare a palleggiare o è meglio passare la palla”, le informazioni che ha a disposizione gli consentono di decidere quale sia l’opzione più vantaggiosa e a tale scopo sarebbe opportuno proporre in allenamento esercizi di sovrannumero in attacco e in difesa, situazioni reali di gioco, diminuendo il tempo a disposizione per decidere che cosa è meglio eseguire. 

Queste informazioni accumulate durante gli allenamenti “intelligenti”, permettono al giocatore di decidere quando eseguire, cosa eseguire e come eseguire in modo corretto.  Ma a volte queste informazioni non sono sufficienti e il giocatore può anche sbagliare: pù ampio è “il cassetto della memoria” è a sua disposizione, minore sarà la percentuale di errore.

Ma in questo contesto è altresì importante che il giocatore immagini il movimento da eseguire, inizi ad eseguirlo, ma poi cambiarlo se ciò che ha pensato inizialmente non è più attuabile. 

Sicuramente nel prendere delle decisioni in partita, influiscono le informazioni accumulate durante l’allenamento (“memoria motoria”), allora……… cari Istruttori e Allenatori allenate i vostri giocatori proponendo ampie soluzioni di scelta in attacco e in difesa, proponete loro esercizi di sovrannumero e in sottonumero, esercizi di rapidità, di adattamento e trasformazione, diminuite il tempo a disposizione per concludere l’azione, restringete il campo di gioco, non create dei robot senza fantasia e creatività e ……..se eseguono un passaggio dietro la schiena e perdono la palla, non puniteli, ma gratificateli: sono creativi e se hanno deciso che in quel momento era meglio farlo, va bene!

Conclusioni

Nel vorticoso mondo della pallacanestro di oggi, le decisioni che si prendono sono sempre più difficili, il cervello ci aiuta a renderle più facili.

Facciamoli pensare i nostri giocatori prima di eseguire un gesto o un movimento, in questo modo la pallacanestro sarà meno cervellotica e più semplice!

Prof. Maurizio Mondoni