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Relazione tra formazione dell'autostima e identità personale dai 6 agli 11 anni

L’autostima è la valutazione che diamo di noi stessi e del nostro modo di viverci (A.Banche – Istituto Universitario di Psicologia Clinica – Unito – Torino).

Il processo di costruzione dell’identità personale avviene sostanzialmente attraversando due importanti fasi che interagiscono sul piano emotivo, cognitivo, relazionale e corporeo :

- La prima si fonda sull’identificazione con l’altro

- La seconda si fonda sulla differenziazione dall’altro

Si tratta inoltre di un processo fortemente influenzato dalle culture, dall’appartenenza socioeconomica e dall’ambiente che spesso mettono in rilievo la contraddittorietà del concetto di identità che, se da un lato esprime identificazione, dall’altra richiama quello della differenziazione.

Alla strutturazione dell’autostima concorrono informazioni e percezioni sia oggettive che soggettive riferite a tre tipologie di sé :

- Il sé reale ovvero la valutazione oggettiva del nostro essere e agire 

- Il sé percepito ovvero la valutazione soggettiva del nostro essere e agire

- Il sé ideale ovvero il modello di come vorremmo essere e agire

I problemi legati all’autostima nascono generalmente dal differenziale tra sé ideale e sé percepito, ma oggi sempre più dal senso d’inadeguatezza rispetto al sé ideale. 

L'autovalutazione è uno dei tratti più caratteristici della personalità perché è un giudizio di approvazione o disapprovazione espresso dal soggetto stesso sulle proprie azio¬ni e prestazioni. 

La visione che gli individui hanno di sé incide sul loro comportamento, cosicché chi si valuta positivamente affronta in genere la realtà con fiducia e ottimismo. 

Un simile atteggiamento di partenza è molto importante in ogni aspetto della vita e in particolare lo è nel mondo dello sport: il controllo e la gestione dell’ansia consente infatti migliori prestazioni.

Ma quali sono i motivi per cui un bambino possiede un livello di autostima più o meno elevato? 

Uno spazio rilevante è senza dubbio occupato dai tratti e dalle doti individuali, dagli apprendimenti e dalle competenze, che provocano vari tipi di feedback (retroazione): tuttavia ciò non è sufficiente a giustificare il livello di autostima di una persona. 

Non è raro che persone sicuramente competenti abbiano una scarsa fiducia in se stesse; al contrario, altre riescono a sfruttare al massimo il loro potenziale per la grande fiducia che hanno nelle loro possibilità; altre ancora hanno una autostima eccessiva, molto al di sopra delle loro reali possibilità e sino al gratuito autocompiacimento che sta border-line con il senso d’onnipotenza.  

Evidentemente, per questo tratto della personalità sono in gioco anche fattori ambientali o educativi. In effetti, alla formazione dell'autostima sembrano concorrere vari fattori, nessuno dei quali essenziale in sé, ma le cui combinazioni possono creare un terreno più o meno favorevole. Vediamone alcuni.

- Sentirsi accettati dagli adulti significativi. I bambini che si sentono ben accetti si rivolgono agli adulti con fiducia e sono inclini a identificarsi con loro. 

È più facile che sia insicuro un bambino con genitori scostanti piuttosto che un bambino i cui genitori sono disponibili. 

- Esperienze di rispetto. Il rispetto degli adulti per le espressioni e le iniziative del bambino è un fattore di grande supporto, come pure lo è la fiducia in ciò che egli potrà diventare. Bambini con una buona autostima vivono in genere tra adulti che riescono a realizzare un equilibrio tra la loro protettività e l'autonomia del bambino. 

- Regole di comportamento Allo stesso tempo il rispetto degli adulti nei confronti dell'autonomia del bambino non deve essere necessariamente disgiunto dalla richiesta di adeguarsi a una serie di norme di comportamento. 

In realtà, vivono più esperienze di libertà i fanciulli che si muovono in un ambito  delimitato da alcune re¬gole di base, che non quelli che dispongono di un'apparente totale libertà di movimento. 

Questi ultimi, infatti, corrono il rischio di trovarsi coinvolti in esperienze difficili da gestire    e che, quindi, possono tra¬dursi in un restringimento della libertà individuale.

- Relazione con l’autostima. Il livello di autostima personale che l'adulto ha di se stesso non è di per sé un elemento essenziale all'autostima del bambino; tuttavia, quando esso  esiste in maniera significativa, diviene un elemento positivo perché l'adulto che si stima è per il bambino un modello di riferimento rassicurante.

Peraltro una discreta presenza di condizioni e relazioni sociali oppositive, contribuisce alla formazione di un’autostima realistica ed equilibrata (non eccessiva e dunque pericolosa) e di una visione obiettiva dei rapporti sociali; inoltre abitua ad affrontare le difficoltà con coraggio e spirito d'iniziativa. Sono peraltro da evitare gli atteggiamenti iperprotettivi che non consentono al bambino che cresce di trarre opportuni insegnamenti dai propri errori.

Identità, autostima e relazione sociale

Sulla scia di quanto sin qui enunciato proviamo ora ad affrontare la questione dal versante dell’identità individuale in termini di:

- Identità personale

- Identità di genere

- Identità di ruolo

Nella definizione dell’identità personale si possono riconoscere il patrimonio genetico ereditario, la dimensione culturale, quella ambientale, quella esperienziale.

Il riconoscimento inoltre dell’identità di genere avviene con la nascita della persona, cui viene attribuita l’appartenenza di genere per via delle caratteristiche morfologiche dei genitali.

L’identità di ruolo peraltro consiste in tutto ciò che la persona dice o fa o acquisisce per connotare a sè stesso e agli altri il quanto, il cosa e il come del suo essere e agire nel mondo. 

Si tratta in fondo della sintesi tra percezione ed espressione dell’identità di persona e di genere attraverso il suo agire e la sua considerazione sociale. 

Negli anni della scuola primaria, gli insegnanti, gli educatori sportivi e i coetanei, oltre alla famiglia, rappresentano importanti fattori di socializzazione. L'insegnante così come l’educatore sportivo può potenziare i lati positivi o, al contrario, acuire le ansie e le paure del bambino. 

Il rifiuto della scuola, ad es., non è sempre legato all'ansia di separazione dalla famiglia; a volte esso è connesso alla difficoltà, per il bambino, di mantenere in ambito scolastico un'immagine positiva di sé. In genere riescono meglio nel loro compito gli insegnanti con una buona preparazione professionale, autorevoli ma non autoritari, sensibili ai problemi degli allievi, in una parola, competenti.

Il bambino piccolo che frequenta la scuola materna ha già una vita sociale extrafamiliare, ma i coetanei come gruppo cominciano ad assumere un ruolo stabile nella tarda fanciullezza. Non di rado il gruppo, in uno sforzo di emancipazione, si contrappone all'ambiente familiare e scolastico e assume i tratti della `banda', con norme, gergo per affiliati e segreti.

Nel gruppo il bambino è meno controllato e generalmente meno protetto di quanto non lo sia in famiglia (anche se ciò non è sempre vero, in quanto il clima familiare può variare molto da caso a caso): deve fare più affidamento su se stesso, sul proprio coraggio, sulla propria capacità di comunicare. 

Per alcuni bambini, abituati al clima ovattato di una famiglia iperprotettiva, il passaggio alla realtà competitiva di un gruppo di compagni di giochi può rappresentare un momento di forte tensione e di difficoltà. La sicurezza che deriva dalla progressiva espansione intellettuale, da un linguaggio più ricco e da una maggiore abilità sociale, consente al fanciullo di tollerare, e anche di desiderare, separazioni dalla famiglia. 

Un bambino di 8-10 anni che sia abbastanza sicuro dei suoi affetti, che sia abituato alla varietà dei rapporti sociali e abbia acquisito le `competenze' della sua età, difficilmente viene danneggiato da un temporaneo mutamento d'ambiente. Se l'ambiente familiare è sereno, il bambino affronta agevolmente i cambiamenti, sia perché è in grado di capirne la ragione, sia perché dispone di una certa sicurezza e di una sufficiente dose di autostima.

Alla prossima

 

fabrizio.m.pellegrini@gmail.com

 

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