Fenomenologia del Pick and Roll Se il PnR fosse un romanzo sicuramente sarebbe una di quelle epopee enciclopediche di cui letteratura, lavagnette, schemi, trattati e allenatori hanno detto tutto e il contrario di tutto. La pallacanestro di oggi non può pertanto prescindere da un’analisi, all’interno di qualsiasi sistema offensivo si scelga, delle sue mille sfaccettature. È l’elemento del gioco più usato e come tale va coniugato dentro la propria “architrave” tattica e secondo le caratteristiche dei propri interpreti. Sembra banale e scontato ma non lo è; il rischio di abusarne e farne la panacea di tutti i possibili mali è dietro l’angolo e allora il tuo migliore amico in un attimo può trasformarsi nel tuo peggior incubo. A questo proposito mi piace, nelle scelte riguardanti la presenza (o l’assenza) del PnR nel mio sistema di gioco, marcare una distinzione metodologica fra quelli che per me sono i 4 tipi principali di PnR usati in ogni squadra e categoria.
a) PnR in transizione (drag) ovvero un PnR dinamico giocato a inizio azione per creare e mantenere un vantaggio nei primi secondi e sfruttare dal gioco a due e dalle susseguenti collaborazioni il disequilibrio avversario nel rientro difensivo. b) PnR di costruzione ovvero un blocco sulla palla finalizzato a raggiungere un obiettivo successivo a quello del gioco a due in sé, che è uno strumento funzionale a un altro scopo. In questa categoria mi piace inserire ad esempio la situazione di Pick the Picker (Bamberg), diagr.