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Un ricordo di Alberto Bucci: grande persona, grande allenatore, mai banale! di M. mondoni

Ci eravamo sentiti per telefono ultimamente da Pozzuoli con Cesare Covino, la sua voce un poco sofferente, la sua voglia di condividere le gioie degli altri, mi ricordo una sua frase “Vai avanti per la tua strada, il tuo Minibasket è quello vero, è quello dei bambini”.

L’avevo avuto come docente al Corso Allenatori Nazionali della F.I.P. a Cortina d’Ampezzo, l’avevo ascoltato ai Clinic, era speciale!
Alberto avrebbe compiuto 71 anni il prossimo aprile, se n'è andato a 71 anni dopo una lunga battaglia che non l'ha risparmiato, vinto dalla leucemia. Era il presidente delle V Nere dal 2016 e sotto le Torri da allenatore aveva portato tre scudetti (1984, il decimo, quello della stella, 1994 e 1995), due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.
Sì, l’uomo della Stella Virtus.
Aveva vinto una Coppa Italia a Verona e a Pesaro, aveva portato in A1 Fabriano e Livorno e con la Libertas targata “Enichem” aveva vissuto la finale in giallo del 1989 contro Milano, quella del canestro dato e poi tolto a Forti. 
È stato un pezzo di Basket City, lui che aveva iniziato a 25 anni sulla sponda rivale, sulla panchina della Fortitudo, sostituendo Dido Guerrieri e con la nazionale italiana “over” di pallacanestro ha vinto quattro mondiali e sei europei. E’ nella “Hall of Fame” della F.I.P., la stanza degli immortali della pallacanestro, Lui ha dato tanto al basket italiano, ha profuso energie, una mentalità nuova, una freschezza cestistica mai dimenticata.
Nel 2017 aveva pubblicato un libro sul wave coaching "per permettere a tutti coloro che vorranno diventare persone migliori o allenatori vincenti di un team di qualsiasi natura di essere più efficaci e performanti". 
“Albertone” era un motivatore incredibile, tanto che Ancellotti lo aveva utilizzato come “Mental coach” a Madrid quando allenava il Real.
A Ischia alla “Vacanza Basket” di Cesare Covino ci veniva volentieri, era cordiale con tutti, gentile, mai banale. La sua voce pacata, penetrante, la sua profonda conoscenza della pallacanestro, la sua concretezza, il suo “magico” stile da leader.
Mi ricordo una sua “lectio magistralis” tenuta ai partecipanti al Camp di Ischia: un’analisi lucida della vita, una perfetta immagine del mondo attuale, dei giovani d’oggi, della pallacanestro che voleva lui: quella semplice, stringata, esaltante.
Riporto alcuni suoi “passi” per meglio delineare la sua forte personalità:
“Sono immortale, quando morirò non me ne accorgerò. Il tumore, però, mi ha fatto conoscere delle cose meravigliose. Per me l’amore è amore due volte, il bello è bello due volte: adesso, in questa condizione, per me è stato più facile capirlo. Io vorrei che tutte le pesona capissero veramente che l’amore è bello due volte e il bello è bello due volte. Molte volte ci arriviamo vicino, ma non ce ne accorgiamo”.
“La vita è una e nella vita non si può mai tornare indietro. Abbiamo ogni giorno, quando ci svegliamo, un tempo che non sappiamo quando finisce. Dobbiamo goderlo per quello che è. Quel tempo che dedicate al basket è un tempo importante. E’ un tempo determinante non solo per correre dietro ai ricordi, ma soprattutto partite dai ricordi per andare verso il futuro”.
 
Ciao Alberto.
 
Maurizio Mondoni
 
La foto è stata scattata a Ischia in occasione della “Vacanza Basket” di qualche anno orsono. Con il sottoscritto, Ettore Messina, Valerio Bianchi e Alberto Bussi, assieme a Cesare Covino