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Scompare a 85 anni coach Arnaldo Taurisano

Il mio primo incontro con Taurisano avvenne quando avevo 14 anni giocavo nella Virtus Lissone, squadra oratoriana, campionato CSI, una domenica di novembre in un campetto all’aperto sarebbe stata non la solita partita, ma la partita di cartello del campionato oratoriano: Virtus Lissone contro Novatese. Le due squadre in vetta alla classifica. Nella Novatese giocava uno spilungone di nome Fabrizio “Ciccio” Della Fiori, ma la cosa che rendeva ancora più eccitante quella partita la presenza del capo scout di Cantù, Arnaldo Taurisano. Cantù stava costruendo quello che sarebbe stato uno dei settori giovanili più prolifici d’Italia. Il Tau non era certo venuto a vedere me, il suo obiettivo era Della Fiori anche se prese i nomi di altri giocatori per invitarli ad un provino…non il mio! Il destino è veramente strano perché poi Taurisano è stato l’uomo che ha cambiato profondamente la mia vita. Da giocatore mi volle a tutti i costi a Napoli, dove fece il miracolo di riportare in A1 la squadra partenopea, ma soprattutto di riaccendere l’entusiasmo per il basket in una città che dopo tanti fasti si era persa. Undicimila persone al Dario Argento quando la squadra era diventata una mina vagante…vincere a Napoli era quasi impossibile. Play off contro Dietor Bologna che poi vinse il campionato…ma quanto fu difficile per la Virtus battere la Febal Napoli. Ad una settimana dal rompete le righe, il Tau che abitava in campagna a Cuma, mi chiama perché voleva parlarmi.” Allenerò il prossimo anno a Brescia, ti interesserebbe diventare il mio assistente?” Lui sapeva che nei miei progetti c’era quello di diventare allenatore. Brescia era retrocessa in serie A2 e proprio Napoli aveva dato il colpo definitivo ad una squadra con il mitico abbinamento Simmenthal, costruita per primeggiare in campionato ma miseramente fallita. Tornare a Brescia con il Tau è stata la miglior scelta che potessi fare. Avere come capo allenatore uno “scienziato” del basket da cui imparare il mestiere giorno per giorno e soprattutto capire che cosa significasse allenare, la meticolosità nella preparazione dei programmi di allenamento. La genialità dei giochi d’attacco, il contropiede in cui in attacco erano i lunghi a dovere arrivare per primi dal contropiede. L’attacco a Triangolo, precursore del sistema diventato famoso con Tex Winter mitico assistente di Phil Jackson, le difese tattiche tipo box and one o triangolo e due. Ma ciò che mi faceva impazzire era la serenità in ogni istante della sua vita. In un attimo passava a parlarti dei giovani che aveva cresciuto a Cantù al prossimo giorno libero dagli allenamenti, in cui sarebbe andato a funghi in Valtellina. A proposito di Valtellina, là crescevano le sue squadre nei ritiri precampionato a Bormio, dove tutti lo conoscevano. Dove a sorpresa annullava un allenamento per portare la squadra a mangiare capriolo o cervo con i funghi in qualche rifugio ai piedi dell’Adamello. In queste cose, oltre ad essere uno scienziato del basket, c’era la genialità nella gestione di un gruppo.  I due anni a Brescia andarono alla grande il primo con promozione in serie A1, spettacolare il secondo mantenendo la categoria con un canestro all’ultimo secondo contro la Varese di Riccardo Sales, poi per una serie incredibili di combinazioni il raggiungimento dei play off dove eliminammo la Scavolini … Il Tau fu il primo a confidarmi che c’era una nuova sfida per lui, lasciare Brescia e tornare a Napoli, in quella confidenza tra le righe mi fece capire che sarebbe toccato a me sostituirlo. In una cena a fine campionato mi volle vicino a lui nel momento in cui mi fu assegnata la squadra: “Sei pronto stai tranquillo che tutto verrà da sé”.  Taurisano è stato un grande, grande anche nel capire dove stava andando il basket e nel decidere a 56 anni di mollare, il basket moderno non gli apparteneva più perché lui insegnava pallacanestro, costruiva giocatori funzionali al concetto di squadra. Abito d’estate a 200 metri in linea d’area da Polpenazze del Garda, il buen ritiro del Tau e della sua inseparabile compagna di vita, Germana. Le volte che andavo a trovarlo, l’ultima prima che venisse ricoverato a gennaio scorso, sempre mi ribadiva il concetto “Il pick and rool ha rovinato il basket, le squadre non costruiscono più il gioco con passaggi ma con un’infinità di palleggi. I giocatori moderni non sanno più leggere le situazioni”. Visto come si gioca ora aveva proprio capito tutto. Credo che il riconoscimento di essere nella Hall of Fame italiana, sia davvero stato il minimo per un genio che ha cambiato il basket italiano. Forse certe istituzioni avrebbero potuto sfruttare di più il suo grande talento di insegnante…sembra, purtroppo, che nel nostro paese ci si ricordi dei grandi allenatori solo quando vengono a mancare e Taurisano era uno dei più grandi. 

Coach Fabio Fossati