0053 - La transizione difensiva. Dai concetti alle esercitazioni P.1

Articolo a cura di Coach Gabriele Pardini (autore del libro Pillole di attacco e difesa).

Quando parliamo di transizione difensiva non possiamo fare a meno di constatare come in merito a questo argomento si reperisca poco materiale, ma soprattutto notiamo quanto venga affrontato relativamente. Forse perché l’inversione attacco-difesa più che raccontata va allenata? o forse perché ci sono molte cose da fare sul campo e poche da dire? Indipendentemente dalle risposte a questi quesiti credo però che sia necessario sviluppare i concetti da dare alla squadra affinché essi siano pochi, basilari e semplici per affrontare in modo analitico l’argomento senza lasciare niente al caso. In questo articolo mi porrò l’obiettivo di approfondire alcuni focus e le relative regole all’interno di un percorso U13-prima squadra, consapevole che ognuno di noi ha la sua opinione dettata dalla propria esperienza e che ovviamente non esistono verità inconfutabili. Per partire dalla nostra analisi dobbiamo definire chiaramente cosa intendiamo per transizione difensiva, ovvero la capacità di passare nel minor tempo possibile da una condizione di possesso palla ad una di recupero difensivo. In merito a questo principio dobbiamo necessariamente citare tre obiettivi cardine che una difesa vincente deve obbligatoriamente porsi:

1 - Non concedere facili lay-up;
2-  Non concedere facili canestri in contropiede;
3 - "Controllare il proprio tabellone", non concedere rimbalzi offensivi e di conseguenza secondi tiri (no second chance points) ;
4 - Proteggere il canestro con responsabilità individuale e di squadra

Partiamo analizzando i vari punti, il primo di quest’ultimi è un necessario riferimento al fatto che a difesa schierata non vogliamo concedere canestri in lay-up. Subire canestri facili a livello mentale comporta una maggior probabilità di attaccare in disequilibrio e di conseguenza di rientrare in modo scorretto e non efficace creando un circolo vizioso. Facendo invece riferimento al punto 2, sarà necessario come detto, attaccare in modo efficiente ed equilibrato (se perdiamo palla in zone critiche non sarà semplice recuperare, così come se facciamo una pessima scelta di tiro). Da questi punti emerge il chiaro concetto che da una buona transizione offensiva si genera una buona transizione difensiva. Nello stesso concetto rientrano i punti 3 e 4 anch’essi vincolati al principio chiaro di non concedere seconde possibilità di tiro. A livello mentale subire 1 o addirittura 2 rimbalzi offensivi crea un notevole “danno” mentale e fisico, difendere per più di 24 secondi non aiuta né la testa, né il corpo. Allo stesso modo proteggere il canestro con la responsabilità individuale e gli eventuali aiuti di squadra può generare un successivo buon attacco ed una conseguente buona difesa.

QUANDO PARLIAMO DI TRANSIZIONE DIFENSIVA 
Si parla di transizione difensiva, come precedentemente detto, quando avviene un passaggio dall’attacco alla difesa, per questo tale situazione si verifica a seguito di un tiro o di una palla persa con un conseguente recupero dell’attacco. Per quanto riguarda la prima casistica, quella legata al tiro dobbiamo specificare che ‘’il campanello d’allarme della transizione difensiva’’ parte nel momento dell’atto di tiro. Quando l’attaccante sta alzando la palla per tirare i compagni dovranno per forza di cose sapere in che regime ci troviamo, ovvero il passaggio da attacco a difesa. 

ASPETTO MENTALE, FISICO E TATTICO
Se l’aspetto fisico è indubbiamente allenabile dobbiamo chiarire che anche l’aspetto mentale e quello tattico lo sono. Facciamo un semplice esempio, se proponiamo un esercizio di transizione difensiva, nel Diagramma 1-1b sono disegnati 8 giocatori che fanno tap-in, al via del coach chi ha la palla attacca al canestro opposto. Se esplicitiamo alla squadra il nostro focus sull’idea di non subire canestro nel ‘’passaggio di stato attacco-difesa’’, sarà estremamente probabile che raggiunto questo obiettivo i difensori diminuiscano la loro concentrazione sulla successiva difesa a metà campo. Per questo motivo nell’allenare l’attenzione (aspetto mentale) è utile proporre esercitazioni che portino a giocare almeno 4 campi (due ripetute a squadra). 


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