0022 - Clinic: allenamento per i giovani – L attenzione - come allenarla - P1

L'osservazione della realtà è uno degli aspetti che contraddistingue l'allenatore di settore giovanile di pallacanestro. E' innegabile che tra giovani di generazioni diverse vi siano delle differenze di apprendimento. Per quanto il confronto tra noi da giovani e i giovani con cui lavoriamo sia spiacevole per questi ultimi, perché tendiamo inevitabilmente a sopravvalutarci, pare scontato sottolineare alcuni cambiamenti riscontrabili e determinabili attraverso i differenti modi di vivere e l’evoluzione della società e degli ambienti.
Pensiamo ad un fondamentale come il rimbalzo offensivo che, una volta, non era materia di insegnamento diretto da parte dell'istruttore, perché quella di recuperare un pallone era una necessità anche e soprattutto in fasi precedenti al gioco e all’allenamento a causa della scarsità di palloni.
Oggi, invece e anche per fortuna, nelle palestre c’è quasi sempre la possibilità di avere un pallone per ognuno e, probabilmente, non essendoci più necessità di procacciarselo in qualche modo, diventa necessario insegnare o quanto meno provocare i giovani con sedute ed obbiettivi specifici sul rimbalzo offensivo.
Paradossalmente sembrerebbe che ad un numero di informazioni e strumenti notevolmente accresciutosi nel corso degli anni (consapevolezza dell’allenatore sui programmi da svolgere, numero dei palloni, attrezzature e impianti sportivi ecc.) non corrisponda una proporzionale crescita conoscitiva del giovane. In sostanza un equazione che si potrebbe trascrivere con la formula << maggiori informazioni = minore conoscenza>>. Se consideriamo la conoscenza come capacità di sintetizzare gli stimoli e le informazioni provenienti dall’esterno , esiste una conoscenza solo se c’è una mente in grado o pronta a contenerla.
Negli anni che ho trascorso con i giovani, il dato di esperienza ,che ha sollecitato lo studio e il perfezionamento degli strumenti che andrò ad illustrarvi, si palesa proprio nel modello e nelle capacità di concentrazione che ho avuto modo di riconoscere negli atleti meno esperti e che ho definito come un sorta di “zapping mentale”, in cui l’atleta accende e spegne o cambia canale a seconda dell’interesse che lo stimolo può derivargli.
Ma in un area così vasta di informazioni (pensate solo alle partite televisive una volta così rare) il giovane deve scegliere cosa selezionare e, nella maggior parte dei casi questa scelta verte sugli aspetti più spettacolari ( schiacciata o tiro da tre, escludendo, invece, un movimento di penetrazione o un semplice passaggio di apertura del gioco) lasciando ai margini situazioni altrimenti più utili alla sua crescita.
Questo genere di riflessioni e la necessità di agire sulla concentrazione e sulla attenzione dei giovani mi ha spinto ad approfondire lo studio de i processi di apprendimento, aiutato da una letteratura specifica sull’argomento, che negli ultimi anni si è notevolmente intensificata, rendendo a noi allenatori, in termini concreti, risposte puntuali su cosa è opportuno insegnare, su come giocare il basket giovanile.
Facendo riferimento proprio a questi processi conoscitivi, riassumerei tutto in 4 domande:
• perché è importante insegnare i fondamentali

• perché giocare contropiede

• perché difendere chiusi alla palla

• perché limitare il numero di errori in allenamento


Ovviamente a queste domande sono legati strumenti ed esercizi, anche non nuovi, ma sugli obiettivi dei quali è necessario fare un ulteriore ragionamento.

Per rispondere a queste domande e giungere agli esercizi partiamo da un piccolo test:

- Leggere ad alta voce più velocemente possibile i colori dall’alto verso il basso della tabella qui accanto cronometrando il tempo impiegato

- dire ad alta voce il più velocemente possibile i nomi dei colori di ogni scritta cronometrando il tempo impiegato.

La visibile incertezza nella lettura del secondo gruppo si chiama effetto Stroop, dal nome di chi l’ha scoperta, e si fonda sul fatto che i processi paralleli di elaborazione interferiscono tra loro.


Relazione M. Marinucci


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