0007 - Riflessioni su tecniche offensive e transizione di Vincenzo Romano
Lo ammetto, anch’io durante i lunghi periodi dei corsi e dopo, da neo allenatore, facevo collezione di schemi; e li ho ancora conservati: T-Game, Flex, Ucla, Doppio stack ecc ecc. Inoltre la fantasia viaggiava a mille e creava tante combinazioni e soluzioni diverse. Devo dire che alcune di queste ultime che sembravano al momento strampalate dopo anni non lo erano più; come andare a bloccare un giocatore costretto a fare un aiuto e recupero e così via. Tutto questo alla ricerca degli schemi perfetti, quelli che avrebbero fatto vincere tutte le partite.

Tanta acqua è passata sotto i ponti e tante idee si sono trasformate o sono cambiate. Adesso penso che non esistano gli schemi perfetti, ma giochi e movimenti in cui la squadra si sente più a proprio agio, ove le caratteristiche dei propri giocatori scorrano con più facilità e semplicità.
Ancor prima di questo viene la ricerca di un buon equilibrio psicologico nella squadra. È importante anche non pensare in termini definitivi o di lungo termine; ogni gioco o movimento alla lunga ha un adattamento difensivo. E personalmente credo che ognuno di essi può essere fermato (per fare ciò bisogna solo lavorare su concetti difensivi un po’ diversi da quelli consueti e farli diventare un bagaglio stabile dei giocatori), dopodiché tutto dipende dalle qualità, dalle letture dei giocatori e da buoni allenamenti preparatori.

Mi sono convinto che l’evoluzione ed il miglioramento del gioco sta nella ricerca di un sistema globale più avanzato, pensando a tutto l’insieme delle varie fasi del gioco e non soltanto al tratto offensivo. Ciò è sicuramente legato alla ricerca di nuove tecniche per aumentare la velocità e l’aggressività. A tale proposito all’inizio di quest’anno sportivo ho rischiato nel provare soluzioni nuove (pur non avendo sperimentato effetti e metodologie di allenamento) in una fase in cui le regole rallentano enormemente il gioco, ovvero la ripartenza dopo un canestro subito.
In passato non ero mai riuscito ad essere sufficientemente efficace.
Malgrado mi sia accorto che spesso dei cambiamenti devono modificare automatismi fissati negli anni, oggi sono contento di avere cercato nuove possibilità.
Si provi anche a riflettere su quali siano state le evoluzioni sostanziali che hanno differenziato il gioco di ieri da quello odierno. Perché il basket statunitense, notoriamente avanti anni rispetto a noi, prima abbia ridotto drasticamente gli schemi come li intendiamo noi e adesso usi certe tecniche rispetto ad altre.
Chi si aspetta ricette magiche dai clinics o da grandi allenatori sbaglia. È principalmente l’evoluzione e la sollecitudine del vostro pensiero cestistico che può aiutarvi.

Quando arrivò in Italia a nuova idea della transizione offensiva ero entusiasta; voleva dire eliminare i tempi morti (vi era troppa stasi nell’iniziare un gioco). Cercavo di giocare solo in transizione anche quando l’idea non aveva preso completamente piede. Pensavo: se una squadra vuole giocare in transizione deve spingere per questa soluzione (deve quasi sempre essere l’unico modo di proporsi in attacco) se vuole tenere un ritmo alto. Ma notavo che molti allenatori, ed a volte anch’io, quando le cose andavano bene bloccavano la transizione non riuscendo a controllare la squadra (e quindi le soluzioni) in una continua ricerca di essa.
Inoltre, dopo tante ore di allenamento in precampionato, ad inizio gare ufficiali, era facile fermare l’unica transizione o limitarne gli effetti. Allora attaccavo con due transizioni (con diversi esperimenti; anche con una transizione a dx ed una a sx). non funzionò tanto. Allora cercai di iniziare tutti i giochi dalla parte terminale del contropiede (come hanno fatto in tanti). Ma che fatica a riallacciare ogni movimento o 1c1 dalla stessa posizione.
L’esperienza personale mi ha fatto maturare un’altra convinzione, ovvero che spesso la, ole transizioni, rallentano una squadra veramente veloce, e spesso non permettono di forzare contropiedi primari.

Risultato: è da un po’ che ricerco altre forme per aumentare la velocità ed intendo la transizione in modo diverso.
Comunque nel basket, come in tutte le cose dell’universo, l’unica legge certa è quella della relatività.

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